Pubblicato da Borsellino Rita lunedì 1 febbraio 2010
ROSARNO: IL GRUPPO S&D INVIA UNA DELEGAZIONE DI EURODEPUTATI

Lo scorso 21 gennaio insieme a una delegazione di deputati del gruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo (S&D), composta da Stavros Lambrinidis, vicepresidente del Parlamento europeo, da Rosario Crocetta e dall’eurodeputato calabrese, Mario Pirillo, abbiamo visitato la cittadina calabra di Rosarno, dove quindici giorni prima si sono verificati duri scontri tra la popolazione locale e le centinaia di migranti africani impiegati nell’agricoltura.
Abbiamo avuto modo di ascoltare sia le autorità locali tra cui il prefetto Luigi Varratta, il questore Carmelo Casabona, il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Bova, il Commissario straordinario del Comune di Rosarno, Domenico Bagnato, ma anche le ong attive nel territorio nell’assistenza agli immigrati e nella lotta alla criminalità organizzata e i rappresentanti delle locali organizzazioni sindacali e di categoria.
Da questi incontri è emerso chiaramente che quello di Rosarno è stato un dramma della povertà che poco o nulla ha a che fare con il razzismo. Le ragioni degli scontri tra i residenti e i migranti africani vanno cercate altrove, come testimoniato dalle ong.
Vanno cercate, innanzitutto, nella crisi produttiva, in particolare nella crisi dell’agricoltura, che ha piegato l’economia di un territorio già devastato dai veleni della malavita organizzata, della ‘ndrangheta. Fino a qualche decennio fa, infatti, Rosarno era un centro agricolo dinamico. Col tempo, in assenza di serie politiche di sviluppo e in presenza di un regime di illegalità diffusa, i coltivatori diretti hanno visto ridurre al minimo il loro potere contrattuale con la grande distribuzione, tanto che oggi, per fare un esempio, un chilo di arance viene venduto a un prezzo inferiore ai 10 centesimi al chilo.
A fronte di ciò, i migranti africani, per lo più impiegati in nero e con paghe miserrime, hanno consentito ai produttori di tenere bassi i costi della manodopera e così di sopravvivere alla crisi. Anche per questo, oltre che per una secolare propensione all’accoglienza del popolo calabrese e per l’importante lavoro svolto da associazioni di volontariato come Libera e Medici senza frontiere, migranti e residenti hanno convissuto a lungo in maniera pacifica. Eppure, una vera e propria integrazione non vi è mai stata, soprattutto per la mancanza di politiche sociali capaci di garantire ai migranti condizioni di vita dignitose.
Insomma, entrambi i fronti della vicenda denotano problemi che si sono acutizzati a causa dell’inefficacia dell’intervento pubblico. A peggiorare il quadro, ha contribuito la presenza capillare sul territorio della ‘ndrangheta, che da un lato, come testimoniato da diverse inchieste della magistratura, è infiltrata nel settore produttivo agricolo, e dall’altro ha lavorato per mantenere in condizioni di sfruttamento i circa 1.500 migranti africani presenti sul territorio.
Questo precario equilibrio sociale (fortemente condizionato dall’illegalità diffusa, dalla povertà e dal degrado) si è rotto nel momento in cui, in seguito alle modifiche normative decise dall’Ue in merito ai finanziamenti europei al settore agricolo (non più calibrati sulle quantità prodotte, ma sulla dimensione dei terreni coltivati), le richieste di manodopera si sono ridotte notevolmente.
Una prima avvisaglia di ciò si è avuta un anno fa, nel dicembre 2008, quando due migranti furono feriti a colpi di pistola da un malavitoso del luogo, poi arrestato dalle forze dell’ordine. In quell’occasione, i cittadini di Rosarno si schierarono al fianco dei migranti. Lo stesso, purtroppo, non è avvenuto lo scorso gennaio.
In dodici mesi qualcosa è cambiato. Cosa di preciso, nessuno dei soggetti incontrati in Calabria è riuscito a spiegarselo e a spiegarcelo con chiarezza. Un mistero che resta anche dinanzi alla giustificazione più ovvia, quella del peggioramento delle condizioni socioeconomiche generali.
Ma al di là del mistero, è pacifico che, poiché i problemi di Rosarno sono noti da tempo a istituzioni nazionali e locali, i fatti del 7 gennaio si sarebbero potuti e dovuti evitare. E la decisione del governo italiano, che ha trasferito in massa i migranti africani in un’altra zona del Sud del paese, è sembrata più una resa dello Stato all’illegalità che una vera soluzione. Tanto più che poco prima della nostra visita, le campagne di Rosarno si sono ripopolate di migranti. Come eurodeputati S&D, insisteremo affinché in Europa vengano introdotte e approvate al più presto una serie di disposizioni fondamenti come la direttiva sul lavoro stagionale degli immigrati e la direttiva sulle condizioni di entrata e di permanenza e uguali diritti in tutti gli Stati membri senza differenze tra i lavoratori immigrati. Si tratta di misure che non risolveranno del tutto il problema relativo allo sfruttamento dell'immigrazione illegale ma serviranno a evitare che fatti come quelli di Rosarno possano accadere di nuovo.
Rita Borsellino
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