Pubblicato da Caronna Salvatore martedì 13 luglio 2010

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DAL BALTICO ALL'ADRIATICO: UNA NUOVA STRATEGIA EUROPEA

DAL BALTICO ALL'ADRIATICO: UNA NUOVA STRATEGIA EUROPEA

 

di Salvatore Caronna. Per la prima volta nella storia della politica di coesione il Parlamento, a seguito di una comunicazione della Commissione, ha esplicitamente riconosciuto una nuova forma di collaborazione territoriale attuata attraverso una strategia macroregionale.
 
Di fronte ad una realtà in continua evoluzione in cui le principali sfide - non ultima quella economica - non conoscono frontiere amministrative, si è reso necessario elaborare risposte specifiche a tali sfide, anche adeguando gli strumenti politici e finanziari a disposizione.
 
Da qui nasce il concetto di "strategia macroregionale" associata ad aree organizzate attorno ad obiettivi o problemi di sviluppo condivisi, caratterizzata da caratteristiche e condizioni geografiche comuni.
 
La strategia per la regione del Mar Baltico è stato il primo tentativo di articolare una complessa azione comune di sviluppo per un'area territoriale composta di diverse regioni. Si articola attorno a diversi pilastri il cui obiettivo fondamentale è un uso più efficace dei programmi comunitari; delle politiche nazionali rispetto alla tutela dell'ambiente; del miglioramento della prosperità regionale; della sicurezza nella regione.
 
Le Regioni del Mar Baltico hanno fatto da apripista. In futuro sarà infatti possibile lanciare simili iniziative e quindi estendere questo approccio integrato  per macro regioni anche ad altri contesti diversi.
 
Per quel che riguarda l'Italia, in particolare, sarà possibile coprire l'area dell'Adriatico e dello Ionio, uno spazio territoriale che presenta tutte le caratteristiche di una macro regione integrata e destinata ad acquistare sempre di più la connotazione di bacino interno dell'Unione Europea.
 
 
 
Salvatore Caronna
 

Commenti

user   Emanuele Zaia | domenica 18 luglio 2010 ore 23.23.16

E dall uscita di scena di De Gasperi che l Italia le sbaglia tutte in queste cose, passando per Osimo e la crisi jugoslava, o ben che vada agisce in ritardo o senza vigore, come in tante vicende in ambito europeo negli ultimi anni. C e un problama di cecita della politica e delle strutture dedite ai rapporti internazionali ed europei ma c e anche un grande disinteresse di fondo della popolazione, anche di quella colta e di quella danarosa. Mi piacerebbe che la classe politica s interrogasse su tutto cio, visto che tra l altro gli insuccessi appaiono traversali alle colorazioni dei vari governi. Un tempo si diceva colpa dell universalismo cattolico e dell internazionalismo comunista. Non e che in Italia c e anche un problema di ignoranza geografica (e quindi anche geopolitica e geoeconomica, in cui stanno dentro le politiche transfronaliere macroregionali) impressionante? - Scusate l ortografia ma non sto scrivendo con una tastiera italiana-

user   Giuliano Bertozzini | sabato 17 luglio 2010 ore 0.17.47

Condivido quanto dice Giorgio Rossetti, circa i gravi ritardi con i quali si giunge a formulare l'ipotesi della costituzione della macroregione adriatico-ionica e circa i conseguenti rischi di perdere l'opportunità di accedere a risorse essenziali. E' da sottolineare poi il fatto che la partecipazione di molti paesi balcanici, che dovranno entrare nella progettata nostra macroregione, alla macroregione danubiana che invece è già in fase di avvio può comprtare il rischio di una conferma della gravitazione di quei paesi verso il centro europa piuttosto che verso l'Adriatico ed il Mediterraneo. Con grave detrimento dell'ormai annoso tentativo di far assumere alla dimensione adriatica un ruolo più forte nelle politiche europee. Dunque ritengo anch'io che sarebbe molto utile che il Gruppo prendesse l'iniziativa di progettare e realizzare un convegno in proposito, da rivolgersi però non solo al nord-est, come suggerisce Giorgio Rossetti, ma a tutta l'area adriatico-ionica interessata a questi problemi e queste progettualità di grande rilievo.

user   Giorgio Rossetti | mercoledì 14 luglio 2010 ore 18.27.45

La cooperazione dell'area baltica ha fatto indubbiamente da apripista, ma a seguirla per primi sono stati i tedeschi che da ormai da due anni e mezzo stanno perseguendo con successo la realizazione di una macro-regione danubiana che dal Baden Wuertenberg e Baviera arriverà al mar Nero, coinvolgenfo 8 paesi comunitari e 6 extra comunitari. Il piano di azione della C.E. - commissionato dal Consiglio europeo nel giugno 2009 - sarà pronto entro dicembre e consentirà alla macro regione - che intende essere considerata come soggetto unico - di utilizzare le risorse residue della politica di coesione fino al 2013 e di porre una consistente ipoteca sulle risorse della prossima programmazione finanziaria, 2014-2020. L'Italia s'è svegliata tardi: Frattini ha annunciato la volontà di realizzare la macro-regione adriatico-ionica solo il 5 maggio scorso ad Ancona. Lui stesso ha peraltro riconosciuto che ciò non sarà possibile prima del 2014: a giochi pressoché fatti per quanto riguarda le risorse comunitarie. Non solo: ma con la più parte dei paesi dell'area adriatica (quelli della ex Jugoslavia) già coinvolti nella cooperazione danubiana. Il rischio per il nord-est (Emilia compresa), di essere tagliati fuori sia dai finanziamenti che dal nuovo asse di sviluppo sono piuttosto realistici e forse sarebbe utile che il gruppo prendesse l'iniziativa di un convegno o incontro nel nord-est per definire una strategia.

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