Pubblicato da Pittella Giovanni martedì 18 maggio 2010
RICETTA MONTI: PIU' MERCATO UNICO

Il rapporto Monti arriva in un momento delicatissimo per l'Europa impegnata a salvare la propria moneta e la propria economia.
Appare chiaro come la ricetta del professor Monti punti a favorire un patto strategico fondato sulla convergenza delle economie europee e sul completamento dell'integrazione dei mercati così da proseguire nel percorso di costruzione europea senza perdere pezzi lungo il cammino. Strada obbligata per permettere all'Europa di superare al meglio le conseguenze della crisi finanziaria ed economica.
Monti sa bene che un complicato nodo da sciogliere é rappresentato dalla frammentazione dei sistemi fiscali, elemento questo che rappresenta il vero freno al processo di integrazione.
Non si tratta di discutere di un'armonizzazione fiscale a livello europeo che non é certo all'ordine del giorno e che richiederà un ben più lungo percorso di integrazione politica, ma di affrontare il problema di alcune limitazioni alla concorrenza fiscale e di proporre forme di coordinamento in settori chiave. Questo perché la crisi economica non deve portare l'Europa a mettere da parte, neppure provvisoriamente, i principi della concorrenza, cosa che nemmeno gli Stati Uniti hanno ritenuto di dover fare. Si rischierebbe altrimenti di falsare la parità di trattamento per le imprese che operano sul mercato e di conseguenza di limitare i potenziali benefici per i cittadini. Un mix che non é certamente in linea con la parola d'ordine che vien fuori dalla relazione di Monti: "più mercato Unico".
L'ex commissario europeo al mercato interno esprime auspici condivisibili quando parla di green economy, settore in crescita e dal grande potenziale, e rispetto alla creazione di un mercato unico dell'energia che sarebbe la strada adatta per rafforzare la competitività europea. Bene anche lo spazio che Monti dedica all'innovazione ed al potenziamento delle reti immateriali.
Adesso sta al Parlamento esprimersi ufficialmente sul lavoro di Monti e suggerire ulteriori misure e strumenti per rilanciare il mercato interno. A partire dalla politica sociale e dalla protezione dei consumatori.
I consumatori che devono essere portati al centro delle istanze del Mercato unico nell'ottica di conseguire l'auspicato obiettivo di un'economica sociale di mercato altamente competitiva, che, al contempo, garantirebbe condizioni paritarie credibili. Una politica dei consumatori attiva dovrebbe consentire ai cittadini di sfruttare appieno i vantaggi offerti dalle potenzialità del mercato interno, offrendo loro un'ampia gamma di prodotti e servizi di alta qualità a prezzi competitivi. Una situazione quest'ultima che per adesso stenta a realizzarsi.
Gianni Pittella
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Per quanto l'omogeneizzazione dei sistemi fiscali sia una esigenza imprescindibile di ogni organizzazione economica,ciò che effettivamente bisogna accelerare è il processo di unificazione politica che,avrebbe dovuto essere,da sempre, l'obiettivo più importante del processo di unificazione. E'solo con l'azione politica unitaria che la UE potrà definire la validità degli assetti economico-finanziari ed intervenire sul modello di sviluppo che li sostiene.Perchè dovrà pur arrivare il momento in cui si valuta l'opportunità di riconferire spessore al mercato privileggiando le attività economiche reali rispetto a quelle speculative.Uscire dalla crisi,comporta non solo una ricerca degli strumenti e dei mezzi più adatti per ridefinire e contenere il debito pubblico degli Stati ma soprattutto riconferire alle loro economie un peso specifico reale che sia capace di stimolare gli investimenti(dunque imprese più competitive e con migliori prospettive nel m/l termine,migliori infrastrutture che riducano i costi) e ricreare condizioni per la stabilizzazione del lavoro.Non solo dunque un mercato del lavoro più florido che cancelli la precarietà ma, un MDL che ridefinisca il sistema delle tutele,scardinando i presupposti del lavoro nero.I Lavoratori infatti sono anche consumatori,anzi sono i consumatori più numerosi e,in presenza di un miglioramento generalizzato delle loro condizioni di vita, dunque del loro benessere,anche il mercato interno europeo potrà trarre vantaggio da questa situazione.
i consumatori al centro, i consumatori parte attiva?? quindi i lavoratori in periferia e parte passiva... se si vuole uscire dalla crisi bisogna cancellare i folli patti di stabilità,la flessibilità da treu in poi,e limitare il mercato.