Pubblicato da Panzeri Antonio lunedì 3 maggio 2010
DARE UN NUOVO SLANCIO ALL'UNIONE PER IL MEDITERRANO

Con l'approvazione di un'ampia relazione sull'Unione per il Mediterraneo (UpM), presentata da Vincent Peillon (S&D), la commissione affari esteri del Parlamento europeo ha preso posizione sulle prospettive della nuova istituzione della cooperazione euro-mediterranea alla vigilia del Vertice di Barcellona del 7 giugno.
Il Vertice, che riunirà i capi di Stato e di Governo dei 43 paesi che fanno parte dell'UpM si annuncia difficile perché continuano a pesare il blocco del negoziato tra israeliani e palestinesi e anche alcune incertezze sulla definizione dell'assetto amministrativo della nuova struttura del segretariato generale che ha la sua sede a Barcellona.
In effetti, dopo il lancio della proposta del presidente francese Sarkozy nel 2008 e i vertici di Parigi e Marsiglia dello stesso anno, il progetto dell'UpM è stato in qualche modo congelato a causa della guerra di Gaza del gennaio 2009. Ancora una volta si è riproposto il contrasto tra l'obiettivo di favorire i progressi della cooperazione euro mediterranea come fattore positivo per allentare le tensioni e promuovere lo sviluppo, la coesione e il dialogo e le conseguenze, politiche e diplomatiche, dei conflitti aperti (oltre a quello medio - orientale occorre ricordare la questione del Sahara occidentale e il problema di Cipro).
Su questa questione la relazione approvata prende posizione giustamente nell'unico modo possibile. Sottolineando da un lato che i conflitti "non devono frenare la possibilità di avanzare concretamente verso cooperazioni settoriali e multilaterali" e riconoscendo, dall'altro, che non ci potrà essere "un successo pieno e totale" dell'UpM senza la loro soluzione.
La vera sfida passa quindi per un impegno politico forte e chiaro che deve venire dal Vertice di Barcellona, mettendo finalmente le strutture della nuova istituzione in condizione di funzionare e di impegnarsi a dotare dei fondi necessari i grandi progetti che ne costituiscono l'obiettivo principale.
E' giusto ricordare, a questo proposito, come fa la risoluzione, che l'UpM è nata con l'ambizione di superare i limiti attuali della politica di vicinato che ha finito con il privilegiare le relazioni bilaterali tra l'UE ei i partner della riva sud a danno di un approccio più globale volto a promuovere un processo d'integrazione regionale sud-sud portando avanti obiettivi condivisi di sviluppo e di riforma.
Questo era il limite a cui si è arrivati, appunto, con il processo di Barcellona lanciato nel 1995, che poco ha potuto fare sul piano della cooperazione regionale e multilaterale. Da qui l'idea di rilanciare questo processo attraverso una nuova fase della cooperazione attorno a sei grandi progetti di comune interesse per tutti: le autostrade del mare e quelle terrestri; il disinquinamento del Mediterraneo; il piano solare mediterraneo; la protezione civile; il sostegno alle PMI e alle loro attività nell'area; la ricerca scientifica e la formazione universitaria). Si tratta, a ben vedere, di obiettivi di grande respiro che per la loro natura possono trovare convergenze comuni tra tutti i paesi, sia quelli europei che della sponda meridionale del Mediterraneo.
Adesso si tratta di attendere i prossimi sviluppi. Certamente positiva è stata la decisione di nominare il Segretario generale, il giordano Ahmad Massa'deh, cosi come di grande significato è il fatto che nel segretariato lavoreranno fianco a fianco un israeliano e un palestinese. L'Italia per parte sua avrà un suo rappresentante in questa struttura e questo potrà costituire certamente un punto di riferimento per proseguire la nostra iniziativa su questo versante strategico della politica italiana ed europea, con l'obiettivo di creare una zona di pace e prosperità fondata su valori comuni.
Antonio Panzeri
Membro della commissione esteri e
Presidente della delegazione per le relazioni con i paesi del Maghreb
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Caro Panzeri, plaudo all'iniziativa dell'Unione per il Mediterraneo. Nato e vivendo a Reggio Calabria so bene quanto siano importanti le relazioni socio-culturali con i Paesi che si affacciano sul mare nostrum. Mi trovo, per motivi professionali, a contatto da con studenti che provengono anche dal Nord Africa, dalla Grecia o dal vicino oriente, ai quali mi compiaccio di ricordare ( insegno storia della musica nell'università per stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria ) che la tradizione musicale universale deve....al Nord Africa (Egitto) l'esistenza di un capolavoro come l'Aida di Giuseppe Verdi: se il Teatro del Cairo non avesse commissionato al sommo compositore quest'opera immortale non avremmo avuto la gioia di ascoltarla !! Coraggio, dunque, sulla via di una integrazione che non è solo rispetto, attenzione,comprensione ma soprattutto arricchimento reciproco e condivisione di valori eterni. Ad majora. Nicola Sgro