Pubblicato da Prodi Vittorio lunedì 1 febbraio 2010
CAMBIAMENTO CLIMATICO: DAL LIBRO BIANCO UN PICCOLO PASSO IN AVANTI

La Commissione europea ha pubblicato nell'aprile 2009 un Libro Bianco dal titolo "L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo". Grande era l'attesa e grandi erano le aspettative per questa iniziativa, volta a definire una strategia europea in grado di pianificare le necessarie misure di adattamento agli effetti disastrosi del cambiamento climatico, soprattutto laddove altre iniziative e altre assise hanno prodotto risultati piuttosto deludenti, non ultimo, il vertice di Copenhagen. Certo, siamo sempre costretti a fare i conti con la realizzazione pratica delle idee e dei piani strategici, ma a dire il vero, la Commissione con questo Libro Bianco non fa passi da gigante nella lotta al riscaldamento globale: si tratta, come ho scritto nella mia relazione per il Parlamento, solo di un lavoro preparatorio, di un quadro di riferimento globale per poi elaborare, in seguito, la vera strategia, i piani concreti di azione.
Da questo punto di vista, il lavoro della Commissione risulta ben strutturato e documentato, seppure con qualche lacuna, ad esempio la poca attenzione alle aree di montagna, alle misure per difendere settori economici essenziali come il turismo, all'impatto notevole sulla salute umana e sul patrimonio culturale e soprattutto alle misure e alle modalità di finanziamento. D'altra parte, come ho sempre ripetuto, il cambiamento che ci aspetta sarà totale e investirà tutti gli aspetti della vita associata e privata nè possiamo chiedere alla Commissione un manuale infinito di misure da inserire in ciò che per ora è solo un panorama di linee guida. Possiamo però individuare due o tre percorsi che dovranno poi essere adattati, decisi e gestiti soprattutto a livello locale, con un approccio, si spera, dal basso.
Personalmente ritengo che non sia del tutto condivisibile affermare che alcune zone saranno più colpite di altre dal cambiamento climatico in Europa: a parte il fatto che non si tratta più di discutere di mitigazione ma di come prepararsi ad affrontare variazioni anche notevoli di temperatura, l'impatto sarà grave per tutti, chi lo proverà nel dover ripensare i sistemi agricoli, chi quelli industriali, chi le attività turistiche, chi la montagna, chi i fiumi, chi la città, chi la campagna. Partiamo allora dagli elementi che tutti possiamo condividere in questo lavoro di certosina preparazione al peggio: occorre innanzitutto avere un'idea chiara dei possibili effetti del clima e delle misure di adattamento, occorrono dati e modelli, un esaustivo monitoraggio, una comunicazione molto più capillare ed efficace, per il pubblico in generale e soprattutto per le autorità di governo locale e regionale; occorre fare uno sforzo affinché le questioni dell'adattamento siano presenti in tutte le politiche di governo, quindi puntare su una migliore governance proprio perché l'adattamento avrà una dimensione territoriale importante, dimensione che deve essere operativa, non un vuoto elenco di buoni propositi. In questo senso diventa sempre più urgente il monitoraggio sistematico del territorio, la raccolta e l'analisi dei dati satellitari, anche ai fini del cosiddetto nowcasting (previsioni istantanee) di effetti gravi, una adeguata preparazione e capacità di intervento per i sistemi di protezione civile, un maggiore sforzo nella ricerca, per identificare in ogni settore e ogni area le capacità di resilienza.
Il problema della pianificazione temporale resta irrisolto: in questo Libro Bianco si dice che non si inizierà a parlare di piano d'azione prima del 2013. A prima vista sembra un traguardo lontano, non sufficiente ad affrontare da subito quella che sembra "l'urgenza delle urgenze", ma per pianificare seriamente, a tutti i livelli adeguati di governo, con la necessaria preparazione e le necessarie conoscenze, il nostro futuro, questi tempi, apparentemente dilatati, sono in realtà appena sufficienti. Ciò non vuol dire , ovviamente, che non saremo vigili affinché tutto ciò che deve essere fatto non sia completato nei limiti che ci si è fissati. Una considerazione simile può essere fatta anche per i finanziamenti, che richiederanno maggiore chiarezza sia per quanto riguarda gli importi, sia per le modalità, sia per la ripartizione delle competenze, in merito alle quali raccomandiamo il massimo coinvolgimento possibile delle autorità locali. Da parte mia ho suggerito di prevedere l'impiego di una parte delle risorse derivanti dall'ETS per il finanziamento delle misure di adattamento, nonché una revisione del Fondo di solidarietà europeo. Sarà poi necessario elaborare una strategia particolare per il settore assicurativo e rivedere da una parte il concetto di rischio, dall'altra le modalità di coinvolgimento del settore assicurativo nella condivisione, appunto, di tale rischio.
Alcune considerazioni finali: l'Agenzia europea per l'ambiente di Copenhagen dovrebbe avere un ruolo di coordinamento nel cosiddetto Clearing house mechanism (Meccanismo di scambio di informazioni) e forse occorrerà prevedere in futuro un ruolo di coordinamento maggiore nella gestione delle misure sull'adattamento, attraverso un organismo specifico o all'interno della stessa EEA o mediante la creazione di un'agenzia ad hoc; d'accordo anche sul Gruppo di coordinamento proposto dalla Commissione, a condizione che preveda anche la presenza di osservatori del Parlamento.
Vittorio Prodi
La relazione è consultabile al seguente link:
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