Pubblicato da Cozzolino Andrea martedì 29 giugno 2010
LA CANTIERISTICA NAVALE EUROPEA VA SALVATA

di Andrea Cozzolino. L'urgenza di mettere in campo una vera politica industriale europea e' uno dei temi emergenti di questi mesi. Il lavoro svolto sul versante finanziario e per la regolamentazione dei mercati va integrato con una strategia che valorizzi e sostenga innanzitutto l'industria manifatturiera la cui stessa sopravvivenza é minacciata oggi dalla crisi. Il caso della cantieristica navale é in questo senso tra i più drammatici e, paradossalmente, promettenti. La recessione e la concorrenza sleale di Cina e Sud Corea stanno mettendo in ginocchio i cantieri navali europei. Dal 2008 si sono persi 42 mila posti di lavoro e il calo degli ordini é stato verticale. Al tempo stesso però, grazie alla ristrutturazione del settore avvenuta negli anni scorsi e a importanti investimenti in tecnologie e competenze, il settore potrebbe rappresentare una delle avanguardie per il rilancio sostenibile del comparto manifatturiero. Produrre navi meno inquinanti e più sicure e promuovere trasporti marittimi moderni e puliti può essere uno dei fattori di competitività del sistema Europa, se solo si offre al comparto un piano di emergenza per superare la congiuntura, salvare 500 mila posti di lavoro e decine di aziende innovative. Con questo obiettivo ho promosso lo scorso 24 giugno, insieme al collega finlandese Ittäla (PPE), una tavola rotonda tra i diversi attori coinvolti - istituzioni europee, nazionali e regionali, sindacati, associazioni di categoria - che servisse a fare il punto della situazione e a fare pressione sulla Commissione e sugli Stati Membri per rompere l'inerzia di questi mesi.
Più di 200 tra rappresentanti dei sindacati metalmeccanici europei, imprenditori, esperti UE, amminsitratori locali e parlamentari si sono confrontati sulla strategia di salvataggio del settore. Importante la partecipazione alla discussione di Ruth Paserman, responsabile per la cantieristica navale nel gabinetto del Vice Presidente Tajani, a cui sono state rivolti appelli e richieste per un intervento a favore di un comparto che ha davanti un potenziale di crescita consistente. Basta pensare che su 10 000 navi in servizio nei mari europei per il trasporto a corto raggio, il 40% ha più di 25 anni mentre il 25% ne ha più di 30. L'investimento stimato per la sostituzione di una di queste navi oscilla però tra i 10 e i 50 milioni di euro. Si capisce dunque che fino ad oggi, a bloccare ogni iniziativa, é stata la mole degli investimenti richiesti per mettere in campo misure significative. Eppure l'emergenza, almeno nella cantieristica navale, potrebbe avere una durata limitata ed essere seguita da un ciclo positivo. Per questo é possibile e necessario che Commissione e Stati Membri definiscano il mix di strumenti per un piano di salvataggio che consenta alla nostra cantieristica di sopravvivere e farsi trovare pronta all'appuntamento con la ripresa. In autunno la mobilitazione proseguirà con la creazione di una task force presso la Commissione per valutare tutte le opzioni di intervento disponibili e passare finalmente, dalle analisi all'azione.
Andrea Cozzolino
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